Atmosfere magiche e paesaggi carichi di energia nascono dall’abile tratto di Alessandro Blasucci, illustratore, ma anche pittore e scultore.
Il fascino della vita ed il suo mistero sono protagonisti nelle opere dell’artista, vagamente surreali, memori anche dell’opera di alcuni grandi incisori del passato. Non so se Blasucci si sia ispirato anche a Jean Pierre Velly, ma li avvicinerei sia per l’estrema cura nel rendere i dettagli che per l’anamorfosi presenti in alcune composizioni e per la caratteristica di voler scomporre e trasformare la figura umana in fluidi segmenti nastriformi, questi ultimi memori anche di Escher.
Le esplorazioni dell’infinito di Blasucci, Il Fiume della Vita, La Luna e la Mente, La speranza, Il Budda e la cascata, L’eternità della vita, mostrano un mondo in cui ci stupisce l’infinitamente piccolo e l’infinitamente grande.
Kankucho, uccello nato dalla penna di Nichiren Daishonin, che sulle Montagne Nevose indugia ogni giorno a costruirsi il nido e di notte si lamenta per il freddo patito, è per Blasucci un tutto unico con la natura che lo circonda, il suo nido è forse proprio la Natura stessa che lo avvolge nelle sue spire.
Comunque, che ad essere raffigurato sia un campo di fiori o una torre fantastica, le composizioni dell’artista, morbide ed avvolgenti, ci guidano sempre in un mondo magico, una magia realizzata in punta di penna bic, che per lui “non ha piu' segreti ormai...”